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10 piccoli saggi ed un'Italia maschilista






Il commento lungo ad un articolo di Paola Diana sull'Huffington Post


http://www.huffingtonpost.it/paola-diana/napolitano-il-maschilista_b_2988798.html?utm_hp_ref=italy

C'è una classe dirigente nazionale, pubblica e privata, che è arrivata alla sua decadenza e che da 60 annni non ha fatto serie politiche di genere. Le politiche di genere non sono una fissazione da radical chic o una questione di sinistra, sono una questione strategica per lo sviluppo di un paese. Lo sviluppo sociale e politico della componente femminile e di altri genere di un paese è un fattore strategico né più né meno delle risorse naturali, delle industrie, della conoscenza e del Return on Peace, Gross Happiness Index,Genuine Progress Index, Human Development Index (misure più significative dell'obsoleto ed ingannevole PIL).

Questa corrente di pensiero della grande strategia che si chiama W-strats (Women Strategics) parte dalla constatazione empirica che c'è una differenza palpabile tra le democrazie nordiche, la Germania, l'Italia, la Libia e lo Yemen e che un fattore cruciale è dato dalla condizione femminile in termini di parità, opportunità, sviluppo e trasformazione sociopolitica.

Essa ricorda anche la lezione storica della grande differenza che è esistita tra il modello di libertà della Repubblica di Weimar (dove le donne ed altri generi hanno avuto una prominenza visibile) ed il modello tirannico della dittatura nazista, dove alle donne è stata concessa una pseudoemancipazione molto simile a diversi modelli aziendali di svilupppo (bella, forte, veloce, intelligente, ma totalmente subordinata nella sostanza ad un modello maschile di priorità).

Il governo Monti ha confermato in pieno il modello maschilista, salvo precedenti utili dal punto di vista simbolico (3 ministre di classe A), ma ininfluenti nella sostanza ed l'M5S non ha al vertice della diarchia nessuna donna ed è conformato ad un modello di cesarismo informatico sin troppo noto nella storia repubblicana italiana ed in quella mondiale, mutatis mutandis.

Se ci fosse una normalità tra i generi, il femminismo sarebbe inutile perché realizzato nelle sue principali rivendicazioni, ma questa normalità non esiste ed il femminismo ha una sua piena validità nella sostanza anche se la sua reinvenzione è necessaria perché i tempi sono differenti e le sfide anche. Molte delle istanze femminili sono note e ben argomentate, tocca alle donne ed agli uomini di buona volontà fare massa critica. Anche nel mondo cattolico, dove il superamento di posizioni francamente misogine e misoneiste ha proceduto sinora con una lentezza glaciale.

Pubblicato il 7/4/2013 alle 6.30 nella rubrica diario.

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