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Elezioni: Carnequaresima della classe dirigente italiana




Calma e gesso per favore. Cominciamo da semplici fatti per i contendenti maggiori.

Monti non è l'ago della bilancia ed il governo dei professori, salvo pochissime eccezioni, ha dimostrato il pessimo stato dell'università pubblica e privata, troppo sconnnessa dal sapere e troppo attaccata a competenze aziendaliste, astratta e microaccademiche.

Berlusconi & C. se la possono cantare quanto vogliono e, da veri virtuosi del "belcanto", lo fanno: hanno perso 10 punti e dimostrano che senza Berlusconi non sono nessuno. Un partito ridotto ad una persona, e che persona, è un ologramma delle illusioni di milioni di elettori. Gli elettori hanno diritto ad illudersi? Sì, ma avviene a loro spese come dimostra il patrimonio ingrossato del grande capo a spese delle tasche dei suoi elettori che non hanno vissuto un secondo miracolo economico, anzi.

Il PD ha sfiorato il successo, ma le sue primarie d'apparato sono state scontate in termini di voti a favore dei 5 Stelle e la sua strategia di comunicazione inefficace ha fatto il giuoco di Berlusconi e dello tsunami.

E Grillo? Guardiamo ancora una volta i fatti: un'impressionante prestazione, costruita su un decennio di pazienti e tenaci comizi a pagamento, sulla voglia e la speranza di cambiare, su una consumata strategia comunicativa, ma... i due partiti maggiori non sono stati spazzati, sono stati umiliati, ma sono ancora lì con un numero consistente di seggi.

Se Berlusconi si trovasse nei panni di Bersani, al netto della balla del too close to call (gli amici del PDL hanno vinto anche con scarti inferiori e la legge l'hanno fatta loro e non contempla la fattispecie
), tratterebbe con Grillo e gli comprerebbe i senatori necessari.

Dovrebbe fare lo stesso Bersani? Lasciamolo a pensare e vediamo cosa può fare Grillo.

La prima opzione è bertinotteggiare. "No, non entro al governo, appoggio caso per caso, vediamo studiamo". La differenza è che Grillo vuole restar fuori e Bertinotti voleva esser dentro ma il tatticismo irresonsabile a breve raggio è lo stesso in partenza.

La seconda si riassume nel più faticoso "Hai voluto la bicicletta? Pedala!". Sappiamo tutti che, al di là di facili parole d'ordine (che non sono un programma, esattamente come la Leopolda del Renzi), il movimento rischia di spaccarsi appena si arriva a questioni concrete e dunque complesse, ma questo non è necessariamente un calcolo utile per nessuno se non per il PDL.

Grillo e Casaleggio si devono chiedere seriamente cosa vogliono dare ai loro elettori. Ci sono almeno due opzioni: quella rivoluzionaria dolce e la presa di potere strutturata.

La rivoluzione dolce significa aspettare che la situazione si degradi, scaricando la colpa sui soliti noti, in attesa di una seconda tornata elettorale anticipata con cui piegare definitivamente i due partiti tradizionali e prendere il potere.

Si chiama dolce solo perché non implica necessariamente scontri di piazza e prese della Bastiglia, ma è amarissima per gli elettori di Grillo, e tutti gli altri inclusi, perché è la continuazione della non gestione dell'assalto finanzia
rio privato cui l'Italia con i PIIGS è sottoposta nell'ambito della Prima Guerra Mondiale Finanziaria (altro che la guerra valutaria biascicata dai media. Cioè privazioni durissime e non necessarie, svendita del patrimonio pubblico e privato italian, continuazione dell'imposizione di una sovranità aliena, non democratica e non trasparente.

Il referendum sulla permanenza nell'Euro è buono quanto quello di Cameron sul rimanere nell'UE. Aria calda di cui i potenti del mondo se ne infischiano. Ricordiamoci che nei passati 20 anni tutti i paesi tosati dall'austerità dell'FMI erano fuori dall'area euro e che un'Argentina non fa primavera. Grillo si ricordi che una volta seduti i suoi a Montecitorio non fanno politica italiana, fanno politica nel mondo, ed il mondo divora gl'impreparati.


Regge il movimento a questa traversata del deserto? Valutino Grillo e Casaleggio.

La presa di potere strutturata significa affrontare adesso quel che si è rinviato sinora: non studiare le questioni serie di un governo. Se Grillo e Casaleggio le rinviano alla prossima tornata elettorale avranno quadri ancor più impreparati d'adesso. Invece un periodo di governo permette di accumulare successi concretamente spendibili ed esperienza per la prossima tornata dove il M5S può presentarsi come il vero salvatore della Patria ed il nuovo che avanza e che risponde ai bisogni dei cittadini.

E il PD che deve fare? Lo sa benissimo, ma sinora le vecchie consorterie di partito hanno bloccato qualunque cambiamento serio. Oltre a fare il governo, Bersani deve fare questi compiti a casa. Ce la fa? Qui l'esempio di Benedetto XVI non è astratto e penso che il segretario generale debba averlo bene in mente tanto dal lato morale quanto da quello di politique politicienne.

Il PDL ha già conosciuto la batosta di milioni d'elettori disillusi che hanno persino basculato all'estrema sinistra per il disgusto. Il PD ha solo ritardato la resa dei conti se non si rinnova a fondo.

Infine ci sono loro: gl'imprenditori, pronti a chiedere, pronti ad incassare profitti, ma mai pronti in troppi ad impegnarsi seriamente. L'ostacolo più grande alla competitività italiana sono quei laogai open space che sono tante, troppe imprese. Non è un mondo d'impresa, è un universo concentrazionario politicamente corretto che mostra tutta la corda nel mondo. E' finito il teatrino tra stato e mercato, restano le responsabilità d'imprese poco innovative, con pochi investimenti, pochi capitali, poca voglia d'internazionalizzarsi, poco premio al merito, poche pari opportunità. Di Marchionne, lo svenditore della FIAT a Crysler, non sappiamo che farcene e nemmeno dei suoi cloni sparsi nelle PMI.

Ecco la Carnequaresima di un'intera classe dirigente. Se sperano di continuare a giochicchiare, facciano, l'ora del giudizio è molto più vicina di quel che s'illudono di sapere.









Pubblicato il 26/2/2013 alle 9.52 nella rubrica diario.

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