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Haiti: e chissene...?

Lo so, quando si parla di posti lontani, abitati da neri e poveri, magari colpiti da uragani e da un terremoto magnitudo 7, cosa ci può essere d'interessante?

In fondo è colpa loro se sono poveri, governati da giunte militari, politici corrotti ed autoritari, dittatori. Anche sono sostenuti dall'ONU, è fatica sprecata, tanto sono arretrati, tribali, senza speranza. E così via a dire scemenze mainstream con la tipica spocchia di troppi politici, editori, direttori e capiredattori.

Haiti invece è interessante, ma per due precise categorie di persone: quelle che vogliono fare affari pur che sia (sporchi non è un problema, tanto pagano i poveri)
e quelli che vogliono un'economia etica, equa e solidale.

Haiti non è un mistero se solo si mettono le cose in chiaro, come un grafico fa..




Cominciamo dalla fine. Oggi c'è un presidente, ex-cantante di successo, Martelly, amico e nostalgico dei vecchi tempi dei Duvalier. Lui parla di ricostituire l'esercito, sciolto da nel 1995 da un politico democratico, Aristide, perché troppo abituato ai colpi di stato.

Aristide con luci ed ombre ed il suo alleato Preval sono stati due politici che hanno cercato di far funzionare la democrazia ad Haiti, prima di loro c'è stata una giunta militare dal 1991 al 1994 che ha tentato d'interrompere sul nascere l'esperienza democratica d'Aristide.

Prima ancora per 29 anni c'è stata una dittatura ferocissima sostenuta da una milizia di sanguinari scherani chiamati Tonton Macoutes (in creolo significa un equivalente dell'uomo nero), che controllavano anche la fedeltà dell'esercito.

Se il golpe del 2004 manda definitivamene via Aristide e fa arrivare la missione di stabilizzazione dell'ONU (MINUSTAH) che fa vivacchiare Preval per un secondo mandato e poi esce fuori da un'elezione contestata la figura di Martelly, che significa secondo voi?

Che gli Stati Uniti, apparentemente da lontano, ed il Brasile e gli altri paesi sudamericani che compongono la MINUSTAH, stanno a guardare e lasciano fare. Il business deve riprendere in forme più presentabili, poco importa chi lo gestisca e come.

PS In cima al grafico vi è la bandiera duvalierista a sinistra, a destra invece quella d'oggi.

Pubblicato il 20/11/2012 alle 11.47 nella rubrica diario.

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