Osama bin Laden, requiescat in pace. Se giustizia speditiva è stata fatta, pietas ci vuole per il morto, non importa quanto nemico e quanto crudele. Restiamo umani e cristiani, non sanfedisti.
Le immagini qualche volta parlano e quella di Hillary Rodham-Clinton parla dell'orrore di una morte in diretta che una donna è capace di provare, mentre gli uomini attorno a lei hanno altri meccanismi di difesa millenaria davanti a questo fatto.
Non importa se, una volta che il commando è entrato nel complesso si sia perso il contatto oppure no, la donna sapeva quello che stava per accadere e veramente quei 40 minuti sono stati tra i più lunghi della sua vita. Capisco la pia bugia autoprotettiva sul colpo di tosse, ma non appare esservi nessun muscolo contratto.
L'operazione di comunicazione (come giustamente ha notato lo specialista di PSYOPS e spazio postsovietico, Angelantonio Rosato) è una tipica operazione di guerra psicologica e come tale va analizzata, pur comprendendo tutte le sensibilità di decisori, esecutori, vittime, nemici e spettatori.
Si tratta di una manovra a lento rilascio in modo da massimizzare gli effetti propagandistici, ma che non può evitare la dietrologia.
La foto del morto
Il fatto che siano circolati dei falsi, dimostra la forte leva della negazione dell'immagine da parte dell'amministrazione. Non dubito sulla buona fede del rifiuto di pubblicare (condivido le ragioni, meno la decisione), noto che resta un chip di scambio mediatico se la pressione interna diventasse troppo forte.
Non è morto
È stato fatto sparire e si è tinto di biondo perché il suo contratto più che trentennale con la CIA è finito. Ha fatto tanto comodo prima come antisovietico, poi come babau per scatenare l'assalto del mondo, poi per la GWOT, poi per avere un lift d'immagine globale, adesso è tempo che ritorni all'ombra con i suoi troppo ingombranti segreti. Insomma, un'altro Elvis Presley.
Temo però che nel mondo reale un detentore di simili e analoghi segreti difficilmente possa restare vivo. Non si sa mai con i rimorsi, l'indebolimento senile, la voglia di protagonismo mediatico, il “non fanno più gli Agca di una volta”, i nuovi social media. Meglio un condono tombale.
È morto da 10 anni
Ci vuole il parere di un moderno imbalsamatore o crioconsevatore. Non lo so, se le foto escono fresche e credibili. Osservo solo che, nell'era di Wikileaks, se salta fuori che era vera la dichiarazione di Benazir Bhutto a David Frost nel 2007 sul fatto che il capo terrorista era stato ucciso dal suo collega e protetto Omar Sheikh (morte databile nel tardo 2001, http://www.youtube.com/watch?v=UnychOXj9Tg&feature=player_embedded) sarebbe un autentico disastro per gli USA.
Ci sono anche problemi a capire come il corpo sia stato preso ad al Qaeda, se ci sono foto dell'evento, quanti testimoni sono vivi. C'è anche il problema che non si capisce perché rivelare adesso la morte quando avrebbe potuto far comodo ad una vittoria repubblicana.
È morto, ma non come raccontano
Non impossibile e forse probabile. In primis perché il SEAL del DEVGROUP non sono poliziotti, addestrati a tentare di ridurre le perdite umane o a colpire nei limiti della legge (quando sono ben addestrati). Un soldato delle forze speciali nel dubbio spara e colpisce con grande accuratezza. In secundis perché l'ordine di prenderlo vivo o morto non è privo di sfumature. Immaginatelo in inglese “Take him dead, or alive” e capite come i taciti ordini di scuderia possano essere capiti o fraintesi.
Resta la notizia in via di consolidamento che: non c'è stato un grande conflitto a fuoco e che il terrorista non era armato. Resta l'accusa della figlia che parla di un'esecuzione dopo qualche minuto. Possiamo, sino a convincente prova contraria, non credere alla figlia perché di parte. Speriamo che non sia vera.
Lo volevano uccidere
Un processo ed il carcere sono la migliore punizione per un terrorista. Il tutto lo mette davanti ai suoi crimini, alle sue vittime, al giudizio di terzi e gli da il tempo di riflettere a fondo sulla sua vita e sulla sua sconfitta. Distrugge completamente l'aura di eroe e martire.
Si poteva giudicare negli Stati Uniti? Sì, anche se lascio ai giuristi chiarire la questione. C'erano rischi terroristici nel detenerlo? Certamente, ma non superiori all'ucciderlo. C'era il rischio che scomode verità emergessero? Senz'altro, ma fa parte della ricerca della verità. Era politicamente conveniente? Temo di no, ma è un peccato anche dal punto di vista politico.
Lo hanno consegnato
Ne parliamo alla prossima puntata. No comment.