Questo racconto è stato presentato al concorso "La paura fa 90 righe" (Livorno, 29/4/2013)
Come ogni mattino, da troppo tempo, sveglia presto per avere il tempo. Tempo per radersi. Tempo per la pillola. Tempo per preparare la colazione alla famiglia. Tempo. Quello che gli mancava, quello che gli sfuggiva ogni mese passato in trincea, quello che pretendeva senza limite il suo “datore” di lavoro. Datore? Im(prenditore), predatore? Prestatario di lavoro? Sì, prestatario meglio, suonava meglio, più dignitoso per lui stesso. “Come va?” “Non mi lamento, me la passo abbastanza bene col mio prestatario di lavoro”. Prestatario, proprio così, anche se sua moglie lo avrebbe chiamato volgarmente cravattaro, strozzino, usuraio, gran fijo de ’na mignotta. Romana, diretta, troppo. Non capiva. La necessità di mantenere una dignità borghese, un residuo di coscienza di classe. Di non essere nella fanga del ceto medio, sotto le sue sporche suola di “vecio” che sgobbava.
Eppure era vero: per il magro soldo che gli passava, il suo prestatario chiedeva tanto, tanto ancora, troppo, di più. “Lo sai bene, è la crisi, non ce n’è per nessuno. Vedi me, sempre al pezzo. No, non t’impegni abbastanza. Non credi nel progetto. Fa schifo quello che fai, rifallo”. Non c’erano sabati, domeniche, feste, feste comandate, orari. Ormai, come un fante ubriaco di fatica, sudore, merda, fumo, sangue. No, quello non c’era. Non usciva e sprizzava, allargandosi e perdendosi. Era, era una guerra, infinita, tediosa, ottusa, ma senza sangue. Siamo uomini o caporali? Nemmeno uomini, anche se i kaporali c’erano eccome. Risorse umane. Capitale umano. Materiale umano. Materiale. Come diceva? Commodity. “Che vuoi!? Il lavoro è diventato una commodìty”, con quel suo inglese finto da italianucolo tronfio, ignorante, pseudoefficientista. Che presta lavoro sotto forma di stipendiuccio ad una commodity ai comodi suoi. Lavoro contro vita. “Mi basta un’oncia” si diceva a Venezia con accento giudio.
Vita. Una parola grossa. Sopravvivere. Sottovivere sino a domani. “Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie.”, mai lo avrebbe pensato al liceo. Adesso invece gli era piombato il pensiero, rapace come quello, straziandogli l’esofago in un’artigliata stretta d’acciaio. In attesa. “Sono tempi difficili. Bisogna tagliare i costi, Esternalizzare”. Costi = commodity rimpiazzabile. Fuori, altrove, a costi tagliati. Se il costo della vita non s’adatta, allora bisogna trovare vite tagliate, compatibili, sostenibili. Insostenibili.
Non si poneva nemmeno la domanda di cosa mettersi: sapeva già cosa andava senza problemi. Camicia, cravatta, pantaloni stirati a coltello, blazer blu. Senza fronzoli, praticamente mimetico. Al capo ed al suo Kapò non piacevano gli eccentrici, volevano cose semplici, che non inquietassero i clienti. Conventional chic. Mancava solo l’uniforme in quel laogai open space dove la vita o l’inedia dipendevano da una responsabilità scaricata, da un capriccio, un malumore o sfiga. Gli piaceva schioccare le dita e dire “Sei fuori”, come in quelle trasmissioni di cuochi improbabili, e per il/la malcapitato/a non c’era nulla da fare.
Si era svegliato con un crampo terribile al polpaccio, una mossa sbagliata stirandosi al mattino e il dolore lo aveva trapassato senza pietà. Per fortuna conosceva la manovra dei calciatori, ma sapeva: stress accumulato. Con rapidi gesti aveva sciolto il muscolo imprecando a denti stretti, ma la tensione non gli era passata. O meglio, si era solo inabissata, come un mostro in agguato nel buio. Eppure aveva preso la benzo che quel mese gli spettava per dormire un sonno filato. Altrimenti si svegliava alle 4, alle 4,30 o alle 5 e stava poi con gli occhi sbarrati in attesa di riaddormentarsi. Era un sonno strano, ovattato, senza sogni. Dava la sensazione di essere in una ragnatela di qualche oscuro passaggio, ma almeno il corpo era riposato, tranquillo.
Non ci metteva molto per arrivare al lavoro, anzi ogni mattina aveva il privilegio di poterci andare a piedi. Passo dopo passo espandeva i polmoni nel mattino e quella era la sua ora d’aria prima d’infilarsi nel suo tunnel quotidiano. Avvertì un leggero tremore alla gamba sinistra, mentre camminava. “Non era quella del crampo”. Non rallentò, il tempo era calcolato e non poteva permettersi d’arrivare in ritardo. Altri sì, il capo sempre, ma lui no non poteva. “Battiamo la fiacca? Già non fai un cazzo e non so mica se duri” – la voce odiosa del commercialista dell’azienda risuonava nelle orecchie, maligna, fredda ed umida come uno spiffero sordo.
Una sensazione indefinita percorse le prime sette vertebre dal basso per dissolversi lungo il braccio sinistro. “Bastarda esofagite, eppure non ho mangiato troppo stamattina”. Si fermò un attimo per recuperare un leggero affanno. Per mesi s’era arrovellato, pensando di avere i sintomi precursori dell’infarto, temendo il peggio: la malattia, il licenziamento, la disoccupazione, l’onta di non aver saputo far fronte ai suoi doveri di padre di famiglia, la miseria più abbietta. La morte era dolorosa, ma più libera. Al prezzo dei suoi amori più cari, un’amara liberazione da questa lenta goccia cinese. Poi la diagnosi favorevole, il sollievo beffardo.
Niente, l’affanno restava quasi lo stesso, una sensazione di angina leggera al petto, un laccio sottile al collo. Non poteva fermarsi, non doveva, non c’era più tempo. Meglio mormorare qualche preghiera “abbi misericordia di noi” “Signore pietà” “è il mio pastore”. C’era di sicuro Lui che non lo abbandonava, Lui che c’era, sempre sottopelle, come un’epidurale. Non poteva, Oddio, non puoi! Madonna, mia, prega.
Il rumore di pale d’elicottero lo colpì come una leggera vertigine. Stava salendo di quota ed un soffio d’aria gli mosse i capelli, mentre le note elettroniche plasmavano il suo corpo. La luce arancio s’era accesa in cabina, le note della tromba di cavalleria si perdevano, i piccoli scout precedevano in formazione. Un carillon irreale come l’eroina gl’invadeva le vene. I peli si erano tutti drizzati, le tempie pulsavano adagio, distinte e inesorabili. Nausea, giramento e denti serrati gli facevano piegare le ginocchia. Un coro di donne lo sospingeva, quasi levitando, in avanti.
Con dolcezza le campane tubolari si stavano spegnendo mentre gli archi trillavano. Era nudo inginocchiato accanto ad un letto, il volto stirato sul cavalletto della disperazione. Ormai del tutto disarticolato non sapeva più che diceva, risucchiato dall’orrore. Un ultimo sforzo per non cadere appoggiandosi al palo di una sosta vietata. Lo afferra, contratto, ondeggiando. Ascolta il respiro che fila ancora teso attraverso la faringe, lo segue mentre sibila piano attraverso le nari. Sotto l’ascella gli scorre esitando un insetto.
”Appena in tempo, eh?! Per pochi secondi ce l’hai fatta. Ma non basta. Vai. Vai nel suo ufficio. Comunque ti fotte”. Che voleva? Che diceva? Cos’era quel sorriso omicida del Kapò? Perché? Non è vero. Non è possibile! Avanti, coraggio, andiamo a vedere. A passi misurati, di forza, termina il corridoio e bussa. Ogni tocco è un rintocco. Le risente, la pelle raggrinzita addosso, le labbra serrate all’attacco. Non c’è scampo, sono arrivate a prenderlo. Un rombo lontano attraversa la volta del cranio, “Avanti”. Una porta socchiusa, quel volto che spara ridendo vampe negli occhi.
Eccola! al primo squillo di trombe, la sua mano penetra il petto, liquido, languido, lascivo nel nulla e agguanta il cuore, svellendolo nel silenzio celeste. L’urlo di lei lo gela e lo squassa impalandolo sull’acuto trionfante. A brano a brano, nel tetanico fremito agonico,si lacera l’anima travolta dalla selvaggia nera cavalcata. Non c’è né luce né ombra. Piano, silente un fiore caldo sboccia sui pantaloni.

The CeMiSS (Centre for Military and Strategic Studies, Rome, Italian MoD) is publishing in Englsh the Outlook already published in Italian (http://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/Pubblicazioni/OsservatorioStrategico/Documents/OsservatorioStrategico2012/Cemiss_Prospettive_2013.pdf).
Following is the preview of the English document with the Global Outlook 2013 regarding the world.
General Outlook 2013
Executive Summary
The next two years will
be marked more by power vacuums and gaps than by a reassuring graceful
degradation of the world order or by the rise of new power constellations. For
this reason it is necessary to change the traditional geographic subdivision
still built around the borders of nation states into a new vision more adapted
to present and future realities. In fact one should conceive global
relationships as wide area geopolitical and geoeconomic networks (i.e.
geonetworks) crisscrossed by shaping flows.
The Pacific Geonetwork is dominated by the shift of the strategic
centre of gravity towards the Chinese Sea as focus of acute maritime
controversies. The backdrop is provided by the ambiguous and controversial bond
between China and the United States, who are connected by the dynamics of the
economic global crisis. The banking sector is a particularly critical area
because on one hand the US banks are still very vulnerable to higher interest
rates (no stress tests have been carried out regarding this emergence) and on
the other the Chinese shadow financial system risks to cause another financial
crisis with €1,4 billion outstanding wealth management products. There is a
serious recovery effort by the USA in the Pacific Ocean, but for the time being
military action will be ruled out (Korean crises apart) because the whole
American continent is witnessing major political reorganization in all leading
countries (USA, Mexico, Venezuela and Brazil).
The Indian Geonetwork is
characterised by a strategic China-India rivalry that is moving away from the
traditional confrontation along the mountainous arc of Himalaya; the fight for
influence is now centred on increased air-sea presence in the Indian Ocean,
despite the fact that Washington is the dominant naval power. At the same time
a fluid relationship between China, India and the USA is emerging around a
tangle of rather converging interests that could, once the military part of the
intervention in Afghanistan will end, in the medium term isolate Pakistan. The
country itself will concentrate more on its internal transition due to the
coming 2013 parliamentary polls.
The African Geonetwork is
marked by the paralysis of the three leading countries (Egypt, Nigeria, and
South Africa) due to internal tensions or to post-revolutionary processes. This
situation is contrasted with the diffusion of political and economic actions by
China, USA, India, Brazil and Turkey. The continent is expected to grow (with
an aggregated GDP in the Sub-Saharan area similar to a BRIC-country) and
probably conflicts in the Horn of Africa, especially Somalia, will wane. On the
other hand it will be difficult to terminate the long conflict for the control
of key mining resources in the Democratic Republic of Congo or the control
about oil economies along the White Nile.
Regarding the Atlantic Geonetwork, one can clearly
discern a double void of political and strategic initiative vis-à-vis the
management of the global economic crisis and the possible choices in supporting
the outcomes of the Arab Revolutions. It is clear that the two major actors,
Europe and United States are very concentrated on their internal front. The EU
is defending the Eurozone against a financial assault, that is one of the
fronts of the global crisis (the other being the Pacific), whereas Washington
is still stuck in inconclusive negotiations by a paralysed Congress on the
fiscal cliff. Also two main regional actors like Russia and Turkey have
difficulties in playing a significant role due either to persistent internal deficiencies
or to the loss of their primary foreign policy vectors.
Cross-sector issues
Each issue represents a
shaping flow that influences geonewtorks across the board, structuring
relationships and power balances. Many of these issues are effective in the
medium-long term, but it is useful to draw attention on some of them in the
short-term as indicators of future developments:
Ecosystem
– the accelerated melting of the Arctic ice cap opens opportunities (new
alternative commercial routes, exploitation of fishing and mineral resources,
countries enjoying the status of autonomous region or independence) and risks
(rising of the seas, pollution, hard strategic competition). In general one
should not overlook that the stress of the long economic crisis (2006-2018)
could dangerously couple with an increased environmental stress, that would put
under pressure public spending and the private sector due to heavy adaptation
and recovery costs;
Drinking water – if in the short-term the long feared “water wars” are considered less
probable, the global water stress, scarcity and unequal distribution remain
critical and are well known. Less debated, but not without serious uncertainties,
is the issue of the privatisation of water sources: 13% of the global
population already depends from private services, whose prices keep generally
rising;
Food/Agrotech – already during this decade a scarcity of arable land at global level
is emerging. This is stimulating the so called land grab practice, that is
affecting especially the territories of Sub-Saharan Africa and tropical Latin
America;
Real/Virtual Migrations – In a seven billion people world, in the next 2-3 years, according to
the most recent demographic and market estimates, two phenomena are unfolding that
merit to be explored: 1) African populations will grow at a higher rate than
the rest of the world, while illegal immigration will overtake legal
immigration by a still unknown delta; 2) during the same period mobile internet
will have more customers than fixed networks, bringing global connectivity to a
total of 5,5 networked people. It is evident that both the provision of
de-localised services and the inflow of people towards low-fertility countries
will increase. A sizeable part of human transfers will be carried out by
transnational organized crime trafficking. Here one should take note of: the
strong growth of Mexican narco-cartels, the penetration in the USA by the South
American maras, the consolidation and
expansion of Chinese triads through global diasporas and the entrenchment of
Russian speaking mafias;
Conventional/Non conventional Energy – in the short term a framework based on
conventional fossil energies will persist, despite the fact the in different
economies a grid parity has been reached between renewable and fossil energies.
The decision of some countries to exit the nuclear sector, counting initially
on gas supplies, confirms this trend as well as the news regarding a strong
production increase of shale oil and gas in the USA. This does not exclude
major price fluctuation due to production volumes or speculations or political
risks (Iran and Iraq). There is still room for the development of alternative
nuclear thorium-based sources.
Financial and invested capitals – there are the first signals that
governments, under pressure to fill the deficits of the balance sheets in the
banking sector, will combine three different approaches: the already ongoing
“austerity”, in order to pump more guaranteed money into banks that have low
value derivatives; higher inflation (2-4%) as indirect taxation and debt
reduction means; reduce the independence of central banks, because their
budgets are just too big to be left without political control. The overall scenario
shows a strong contrast between advanced economies, that are heavily indebted
and highly financialised, and emerged economies (typically BRICS and TIMBIS),
that have often strong financial surpluses and sovereign wealth funds, but that
in terms of transnational shareholding control are much less relevant. If the
global trade system has some of its all encompassing impetus, the problem is
not given by the possible investment opportunities in the three great real
economy sectors. The substantial dilemma is if the advanced economies decide to
reduce and control the excesses of scarcely guaranteed financial leverages or
induce the new global partners to take part in profits and losses of the
financial system. Anyhow, without an effective control over the financial
system, criminal groups will find new trafficking opportunities due to its
previous successful infiltration. In the very end the question revolves around
the sustainability of this financial system: most probably it is not and it
could deeply transform in the medium term.
Knowledge in its wider sense – During the next two years decision makers
have to face the issue of the race against time between the legal/illegal
spread of technologies and the
continuation of the “Western” technological edge. It is still strong in the
Euro-Atlantic area and in the Western Pacific pro-American countries, but it
constantly undermined by the economic crisis during which precisely the R&D
investments are cut. Not surprisingly the countries struggling to emerge are:
China, India, Brazil, Turkey, Mexico, Indonesia, South Africa and Israel. One
aspect of this technology diffusion in the cybersecurity
domain are APT (Advanced Persistent Threats) which can be carried out both by
private or public entities, in most cases in collaboration. Not surprisingly
four out of five BRICS have established cyber-commands for defensive/offensive
purposes, although it is difficult to ascertain if they are of real useful to
counter cybercrime, which the real threat
in terms of overall system reliability and commercial viability. Taking the
view point of religions, while at
global level one can set aside the vision of a clash of civilisation, it is
interesting to observe that after Christians (31,5%, 50,1% of which are
Catholics) and Muslims (23,2%), the third biggest group is non-religious (16,3%
unaffiliated persons) and that the
majority of them are in China, while Hindus are 15% of the world
population. According to data collected by 2010, there are few confessions that
are keeping up with an estimated +1,19% demographic growth: Christian
Independents (2,04%, 5,4% of world population); Protestants (1,48%, 6,1%), Muslims
(1,79%). Education and culture are, unsurprisingly, experiencing major
stresses in advanced and indebted countries. Higher education is still marked
by a class cleavage in OECD countries like USA, Italy, Portugal and Turkey,
with low social mobility/education indicators. One response has been to move
massively courses on line opening the era of “glocal students”. Moreover cuts
in public expenditure push institutions to self-sufficiency, with all the
attendant unknowns in matter of quality, equality, social sustainability and
competence, as it is starkly shown from the Chilean case. This has also brought
to three significant mergers in the so called cultural industry
(Penguin’s-Random House, Universal-EMI, Walt Disney-Lucasfilm) that ensure
business viability, but also tend to the creation of merchandising and
potentially stifling oligopolies, entailing possible negative consequences for
cultural freedom and diversity.
Outlook by Geonetwork
Pacific Geonetwork
The Pacific area is marked by an
ambiguous and copetitive twinning of China and USA and by the shift of the
strategic centre of gravity (Schwerpunkt) towards the Western Pacific and more
precisely towards the Chinese Seas. The
group of contested islands (Spratly, Scarborough, Kuriles, etc.) is the symbol
of a rivalry that was commercial and globalization-oriented and is now becoming
geostrategic in order to gain control of the commercial and energy access
points along the great Chindoterranean Belt.
Among the containment actions
vis-à-vis China’s rise can be numbered also the political steps to revitalise
ANZUS (Australia, New Zealand, US Security Treaty), a
60-year old pact that has also overcome the old crisis provoked by New Zealand
regarding its anti-nuclear stance on nuclear armed warships (1985).
The concrete risk is
that during the next two years the stage may be set for an escalation that will
be not financial, as now, but political. This may be caused by a combination of
perceptions, errors, and reactions that could make credible even military
scenarios featuring a China-US confrontation over the economic control of the
Pacific theatre seen as an exit strategy from the long global economic crisis.
Until now, despite
contingency plans and musings on a future conflict with Beijing, there is no
political will from both sides to contemplate such possibility and, at least in
the very short term, the policies regarding currencies try to defuse potential
tensions. It is significant to see that the yüan appreciated at historic
heights over the dollar, that in turn continues to exploit the inflationary
effects of its quantitative easings, injecting new money in the financial
system.
Nevertheless the banking
sector in both countries is a particularly critical area. On one hand, in fact,
the US banks are still very vulnerable to higher interest rates (no stress
tests have been carried out regarding this emergence) and on the other the
Chinese shadow financial system risks to cause another financial crisis with
€1,4 billion outstanding wealth management products.
The current year could
be very difficult because the mismanagement of a number of negative factors (US
fiscal cliff, possible recession of the Eurozone, China’s sharp economic decrease
and reduction in dollar reserves, a probable Israel- Iran conflict, among
others) could bring to a new worsening of the situation and a new economic
storm.
In this context the increase
of domestic consumption of the two Chinas (PRC and Taiwan) could have a double
function: an economic driver for the economic recovery (if the world trade
system remains open and Beijing’s protectionist lobbies do not gain the upper
hand) or act as logistic reserve if the strategic situation deteriorates
considerably.
Looking at the US side
it is rather clear that the fiscal cliff can be reasonably avoided through a
combination of progressive tax raises, defence spending cuts (already five
important programmes are at risk), otherwise the risk of an economic and
political tempest will increase.
On the Chinese side,
domestic consumption is more than just an economic measure, it is one of the
strong appeals the CPC (Communist Party of China) because its ideological
position is much more fragile than in previously similar countries. Differently
from Russia, where the collapse of Communism did leave a nationalist sentiment
and identity reinforced by a national religion, China does not have any more a
national religion as culturally reinforcing element.
On the background one
can observe important weak signals of erosion of the North Korean regime:
unregulated internet access, temporary migrations via China, a 20-year
development of semi-clandestine markets. These phenomena can prepare the
collapse of the regime and offer either a fuse for a war or a precious
“humanitarian” distraction vis-à-vis the mentioned Pacific storm.
However no one in the
short term is interested in the collapse of Pyöngyang, whereas the dynamics of
the rapprochement between the Burmese generals and the United State are
offering interesting fresh precedents for a political liberalisation under
tutelage, similar to the Chilean in the late ’Eighties.
Changing to the Latin
American area, the next two years will witness a general re-organization of all
continental power arrangements because all four major powers are involved in an
internal restructuring:
-
The
USA have to work to save themselves from the double deficit crisis and from the
possible loss of the dollar’s seigniorage;
-
Mexico
will probably enter a tacit agreement with a major criminal cartel (probably
Sinaloa) in order to keep stable the inflow of white and laundered investments
favouring an economic recovery and a limited social reallocation;
-
Brazil
needs to reduce political and social costs while approaching the international
sporting deadlines in 2014. It is a particularly complex operation because it
needs on one hand an adequate state control (whereby the state is an effective impartial
decision maker and not mere a laissez-faire regulator; a heresy for today’s
mainstream) and on the other a social redistribution policy allowing at the
same time the inflow of much needed foreign investments;
-
And
Venezuela where the two political camps have to face the post-Chavez era.
In the meantime three
crises are at various stages of development: Argentina (political, budget and
energy policy credibility), Cuba (economic viability of the regime) and
Colombia (opportunity to end by negotiation the long civil narco-war, if the
issue of land reform will be solved).
Indian Ocean Geonetwork
The strategic focal
points from East to West are: Afghanistan and the Stan’s Wedge; India-Pakistan;
Iran-Arabian Peninsula; Iraq and the Levant.
In Afghanistan had begun
the race for the division of the whole Central Asiatic space after the long
US-UN- NATO interval. All countries in the region are involved, while Iran,
India, Russia and China are placing their geopolitical ore geoeconomic assets.
Pakistan hopes to come
back on the scene through the political weight of the Talebans in Afghanistan
thanks also to a protracted stall in negotiations that is damaging NATO’s
interests and is favouring the idea in Kabul of realigning the government
around the slogan of “reconciliation”. These
schemes are favoured by such an internal instability that it could lead to a
multi-level civil war, stimulated by people controlled from foreign countries.
India and Pakistan will
continue their slow rapprochement, marked by propagandistic missile experiment.
The real problems pertain both the
internal sphere and the relationship with China. Both countries indeed have to
face the fragmentation of their political landscape, complicating any decision
on crucial dossiers. The competition between China and India has shifted in
from the Himalayan divide (Tibet and Nepal, despite strong crisis signals, are
not a bone of contention) to the more important Indian Ocean.
In this competition are
included: the fight for influence over the Maldives (connected with the
strategic Sino-Pakistani port of Gwadar) or the developments in Burma. Here the
USA and, more discretely the UK, are scheming to reduce China’s influence. At
the same time India proposes the re-opening of the strategic Ledo-Stilwell Road
from India to China via Burma. Beijing has reacted since 2008 by renewing and
hardening its territorial pretentions over part or all the state of Arunachal
Pradesh, supported form Taipei too.
Of course the ambiguous
development of the Indo-American relationship can be seen essentially as
anti-Chinese (following the normal China-Pakistan or India-USA dynamics). And
yet one cannot fail noticing that when the three big partners are negotiating
even with more than a contradiction, Islamabad (the junior partner) risks to be
marginalised and becoming a pawn for much more important agreements precisely
between India and China.
India itself will
concentrate more on its internal transition due to the coming 2013
parliamentary polls and to the necessity of passing the last reforms before a
period of probable instability.
This year should be
decisive for the denouement of the long Irano-American confrontation. There is
a disquieting amount of indicators pointing at a probable Israeli attack
against major nuclear sites of an alleged military programme: increase of Western
air and naval fleets in the area, covert operations campaigns (recce, targeted
assassinations, cyber attacks), preparation of air bases at striking distance;
US military preparations in order to sustain eventually the consequences of an
Israeli operation.
And yet there are weak
signals regarding a possible turnaround of the diplomatic situation (direct
Iran-USA contacts for the sale of grain, new progress in the IAEA negotiations)
that would benefit both contenders. Israel should take into account that there
is a clear Chinese, Russian and Indian opposition to the strike, possibly
together with the US aversion, where the Jewish community is much more prudent
on the matter and prefers to wait the Iranian electoral results (June 2013) and
where the US administration would have problems in offering satellite, logistic
and intelligence support to Tel-Aviv.
Shunning the limelight
is the evident Saudi Arabian unpredictable succession crisis and its cracks in
the clerical-monarchic system (opening of the Shura to women, limitations to
the religious police and enlistment of Mutawwa'în policewomen). Anyhow the link
between ar-Riyadh and Washington is more political than energy-based: major
income derives from Asiatic customers, while less than 5% of crude oil is
exported towards the United States.
Finally, beyond the
results of the Syrian civil war and looking forward to a more or less deep rearrangement
of this state, a heavy competition is emerging around Kurdish political
entities. At stake is a future network of cross-border Kurdish autonomous
governments revolving around the resources of the Iraqi KRG.
Behind the scenes the
fight is between Baghdad, Ankara, Tehran and the Syrian Kurdish groups together
with other diaspora groups, with the more or less discreet support of the
powers involved in the Syrian crisis, who are in a wait-and-see attitude. The
linkage between different Kurdish interests increases the risk of a new civil
war in Iraq for the future of the Kurdish Regional Government.
African Geonetwork
The Black Continent is
an area free of recession and finally there is the possibility to keep
satisfactory growth rates (+4,1% of
continental GDP, +7,9% of forecasted
exports in 2013, but with a global competitiveness still rated at 0,1), while
the aggregated GDP in the Sub-Saharan area similar to that of a BRIC-country.
But it must be kept in
mind that this is the place where local, regional and transnational interests
will clash on the unsolved questions of regional and state reconfiguration. So
the Continent will have to face in the coming two years an accelerated rush for
Africa.
The three traditional
leading countries (Egypt, Nigeria and South Africa) will be paralyzed also this
year by internal conflicts be it to manage post-revolutionary processes, be it
to rebalance the distribution of national wealth between Northern and Southern
regions, be it for the explosion of long
delayed sharp social conflicts in the mining and agricultural sectors.
The visible protagonists
of this geopolitical and geoeconomic asymmetric competition continue to be
China and the United States. The first expands in the energy, agro-business and
infrastructure sectors, whereas the second bet on the reorganization of the
strategic space and on energy security.
It seems that China has
reached the zenith of its influence and thus one of its priorities is to keep
the acquired positions, keeping the local elites and population consensus. The
USA, despite the expansion of their activities during the long Bush presidency,
exploiting the Global War on Terror and the creation of AFRICOM, must make up
for the lost time vis-à-vis the Chinese competitors.
India is the third
competitor, trying gradually to establish its own hegemony in the Indian Ocean,
not just in the maritime spaces where the Chinese “pearl string” has been put
in place, but also opening new trade in Africa. New Delhi enjoys an advantage
in Kenya, Tanzania, Uganda and tries to assert itself with other members of the
Indian Ocean Rim - Association for Regional Cooperation (IOR-ARC, initially
born in 1995 as Indian Ocean Rim Initiative). But India is behind China in
coherence and organization of commercial and political penetration.
Since 2009 Turkey is
carrying out a strong expansion in the arc of Islamic countries that stretches
from Nigeria to Senegal via North Africa by opening 14 new embassies. Brasilia
was active even before that date and, beyond its obvious interests in the
Lusophone area, it has expanded its presence in Southern Africa and in the
group of countries between Guinea and Libya
At the same time it is
necessary to follow the shift of the conflict focus from the Horn of Africa
strictu sensu (there are some chances for peace) to Central Africa for the
control over strategic raw material (energy, precious minerals, rare earths).
There are two critical troublespots
the enduring one in Congo (Kivu-Ruanda-Burundi) and the one that seemed to be
peacefully solved between Sudan and South Sudan. The latter risks to worsen
because of the stubborn will of Khartoum to control the future of Juba
(although a new oil and demilitarisation agreement has been finalised by mid
March) and because there is a serious internal political crisis in Sudan. The government
is worn out and so its credibility and national cohesion, in fact during the
past year there has been the possibility of a military coup d’état.
The Mali crisis will be
still an issue for the next two years because the mopping up of armed groups is
more difficult than foreseen and because the state has to be rebuilt from its
foundations. By mid-March 2013 the political situation features a weak and not
legitimised civil political élite under military tutelage with little interest
of rebuilding Northern Mali.
The other complicating
factor is that Algeria, whose regional role was reinforced by the weakening of
Libya, Morocco and Mauritania, is wary about an African ECOWAS and French
military presence on its Southern border and would like to control better
Bamako. If Algeria’s influence was neutralised this could have some
unpredictable effect on the perpetuation of the Algerian political system,
already under pressure from the society for more political participation and
fairness and shaken by political scandals that are preparing the end of the
Bouteflika presidency.
Atlantic Geonetwork
The Atlantic area will
have to handle the effects of a global crisis that can be reasonably expect it
will last in the medium term. The origin is in the structural blocking in the
financial system caused by a shadow monetary mass that is still incalculable
and that is scarcely guaranteed by underlying assets. Despite liquidity
injections in more or less indebted banks, this money is not put back onto the
economic system, creating in turn a credit and liquidity crunch.
There will be four
actors (Russia, European Union, United States and Turkey) that will try to
recover their stability in the short-medium term and hence the strategic
initiative, indispensable to recover freedom of action and economic growth.
Russia, despite the
re-election of Putin as president, is unable neither to get out of its “energy
monoculture”, nor to solve its 12-year old socio-economic problems.
Particularly worrying are: the delayed exploitation since September 2012 of the
Arctic off shore fields (Shtokman oilfield, planned for the US market), the
delayed study activity to exploit shale oil fields, the difficult
rationalisation of the oil giant Rosneft and a 59% yearly increase in military
expenditure.
If prices were to
diminish significantly, due to the abundant inflow of conventional and
non-conventional hydrocarbons into the market, the Russian state’s problems
risk to become very serious in the medium term, forcing the government to dig deeply
into the past financial surplus.
The European Union is
fully absorbed in defending the Eurozone against a highly co-ordinated
financial assault led by private groups. Generally known under the “Euro
crisis” misnomer, this is one of the two fronts of the global crisis together
with the Pacific area.
Without a clear,
consensual and unitary political direction at European level, the different
austerity measures will exclusively work in favour of financial speculative
schemes whose goal is to raise fresh money, guaranteed by governments and from
the selling-off of common and public goods.
Starting from this
premises the European Council of 2013 should give a concrete direction to the
Common Foreign and Security Policy, which until now has been hampered by narrow
national interests, the same that have jeopardised the European External Action
Service. It appears rather unlikely that the Irish presidency will accomplish
some concrete result.
The next 24 months will
be crucial because Germany, seemingly the pivot of fiscal austerity measures,
risks to be severely attacked in its political and economic credibility after
having lost half of its European markets under the very same austerity
measures.
Moreover banking
oversight authorities have revealed that there are at least 12 great German
banks that are at high risk if they do not redress their balance sheets within
2013. It is not by chance that Berlin, following the example set by the Chinese
Dagong rating agency, is trying to set up its own rating company through the Bertelsmann publishing group.
The positive aspect in the European political landscape is ECB’s Single
Supervisory Mechanism which provides an unprecedented degree of control over
the great European banks. On the other hand, to be effective, it needs serious
inspective procedures including also regional banks (Germany’s Achilles heel,
and not only of this country) and a smooth co-ordination with the London-based European
Banking Authority.
Germany was also forced
to slow economic contacts with Russia (exception made for energy) and to defer
a tacit dream nurtured since the first Obama presidency. Berlin, while the
UK-USA special relationship had become rather irrelevant, has tried to set up
its own acting as a bridge between the USA and Russia. In the meantime the Baltic,
Nordic and Balkan states are hold off their accession to the Euro, waiting for
better times.
If Europe is in dire
straits, the United States are in a similarly embattled because Washington is
still paralysed by an inconclusive Congress in negotiations on the fiscal cliff,
whereas the need is to find a compromise between a cut in entitlements/defence
expenditure and raising taxes with a progressive system.
The leadership, despite
being adequate, is divided between the schizophrenic management of the debt due
to Beijing and the idea of containing more or less strongly its creditor and
this will mean a relative power vacuum in the Euro-Mediterranean area with
clear repercussions on the actual crises.
Fourth actor out of
kilter is Turkey. Ankara has lost its “neo-Ottoman” foreign policy orientation
and the possibility to enter the EU; now it is less effective in the area than
other regional competitors or external powers. Countries like Iran, Qatar,
Saudi Arabia, Russia, Iran and China are essentially extending the conflict to
their advantage and Turkey has to defend its positions in the Levant and the
Gulf, even against new competitors (Qatar and Egypt).
The war itself could
possibly end by the year either with a negotiation supported by Russia or due
to collapse of the governmental forces, but the post-war period could be long
and unpredictable in terms of Syria’s and regional stability.
Unfortunately the next two
years will have undesirable consequences for the countries along the Northern
shore of the Mediterranean. The double Euro-American power vacuum will leave
much more space for rather unpredictable local developments among which can be
counted a possible Israeli attack against Tehran’s nuclear sites, renewed
tensions along the Sinai and the Lebanese borders and increased frictions
created by an unsettled Turkish foreign policy, that must still find its
balance between priorities and ambitions, particularly concerning its Islamic
political vector.

Avvertenza: i fatti, nomi, circostanze, personaggi e dettagli citati in questo racconto sono di pura fantasia e non hanno nessuna attinenza con la realtà, anche quando eventualmente vi fossero casuali coincidenze. E' un racconto letterario e come tale va considerato, prodotto esclusivo della fantasia dell'autore e non attribuibile in modo diretto o indiretto a nessuna associazione, istituzione, gruppo pubblico o privato che sia.
Per Anita c'era qualcosa che non quagliava già nei primi minuti della seminfinale Italia-Germania 2012. A lei non interessava affatto il calcio, anzi era proprio nota nel suo ufficio per essere tra i pochissimi ad aver plaudito all'idea del presidente del Consiglio di chiudere gli stadi per alcuni anni. Si era guadagnata un paio d'occhiatacce e risolini, e aveva tirato dritto.
Ma quella sera doveva pure condividere con altri amici un rito sociale, di cui fanno anche parte i commenti di chi, almeno per quindici minuti, ha diritto a sentirsi il CT dell'Italia. Quando avanzò con finta sicurezza un “I tedeschi non sono convincenti”, fu subissata da un coro di “Ma che ne sai?” “Non vedi come dominano il gioco?” “Ma guarda, stanno sempre nella nostra metà campo”. La doppietta di Balotelli chiuse ogni altra discussione, ma non i suoi dubbi, che continuarono a lavorare come tarli durante la notte.
Arrivata nel suo ufficio al “Forte”, in un anonimo gruppo di palazzine disegnate in modo bislacco, cominciò a passare in rassegna le notizie di fonti aperte sui negoziati del vertice europeo di Bruxelles del 28 e del 29 giugno. I titoli che inneggiavano alla doppia vittoria del Super Mario sul campo di calcio e sui tavoli della diplomazia europea la misero istintivamente di malumore, come riusciva soltanto a fare il ripensare alla nuova sigla del suo servizio.
“AISE è proprio un nome da schifo, senza tradizione e senza carattere” - pensava Anita davanti al caffè della macchinetta. “Ma il genio che lo ha scelto, ci ha pensato che significa Association Internationale de la Savonnerie, de la Détergence et des Produits d'Entretien? Insomma saponi di Marsiglia e Mastro Lindo da cessi?”. Preferiva di gran lunga sia la vecchia sigla SISMI, ormai un brand affermato nel male e nel bene, sia il vecchio stemma, che ricordava con l'insistenza di un grillo parlante ai vari politici cialtroni che là fuori esisteva un mondo, anzi il mondo, da conoscere per decidere ed osare. Osare poi … parola desueta per troppa classe dirigente.
“Anita! Che è quella faccia? Guarda che ieri abbiamo vinto”
“Ah, ciao Nazario, ho visto anch'io la partita ...”
“Non dirmi; l'intellettualissima Anita che si degna. Allora oggi piove” - ribatteva con tono sfottente il direttore dell'Analisi.
“Che c'entra, è l'eccezione” - si schermì Anita. Giocavano al cane e al gatto, ma ormai si conoscevano da troppo tempo per non stimarsi, nonostante le stoccate. Si erano trovati subito antipatici, ma non al punto da non subire l'attrazione tra due stili e menti sinergicamente differenti. Il comandante Nazario, come lo chiamavano nella palazzina, era un lupo di mare presto dirottato a navigare tra appunti e riunioni. Amava andare al sodo, guardare la struttura delle cose e puntare dritto al risultato.
Anita lo esasperava perché partiva da dettagli insignificanti a prima vista, seguiva percorsi tra l'erratico ed il rapsodico e poi arrivava a conclusioni regolarmente spiazzanti. Avrebbe tanto voluto dire che si trattava di un epifenomeno uterino, ma ogni volta restava colpito dalla chiarezza e dalla logicità dei ragionamenti che sostenevano ipotesi e tesi.
“Allora?”
“C'è qualcosa che non mi quadra tanto nella partita, quanto nei racconti sul vertice europeo. Suonano falsi.”
“Bah, lascia perdere le tue brillanti intuizioni: in entrambi i casi abbiamo incassato il risultato.”
“E se fosse un risultato fasullo?”
“Ma va! Eppoi che vuol dire?”
“Significa un vero-falso risultato.”
“Hai visto troppi film; ciao”.
C'era troppo lavoro burocratico da sbrigare e poco tempo per verificare la sua ipotesi: due giorni dopo ci sarebbe stata la finale con la Spagna.
Nel non meno bizzarro edificio della Cancelleria a Berlino (battezzato con fulminante ironia dai prussiani “Waschmaschine”, la lavatrice) un'altra donna stava guardando non solo le schermate della stampa tedesca sui medesimi argomenti, ma si faceva commentare con rapidità anche i punti salienti della stampa italiana.
Il volto era provato dall'ennesima assurda maratona notturna brussellese, ma gli occhi mandavano lampi azzurri di soddisfazione, specialmente quando osservava alcune copertine e disegni scurrili sul tema del Würstel tedesco ficcato in spropositate terga germaniche o messo a paragone con il ben più virile e tosto italico salame. Avrebbe dovuto sentirsi offesa ed adirata, ma ci aveva fatto il callo dai tempi della Guerra Fredda quando come agit-prop del partito doveva commentare sino alla noia le insultanti caricature dei suoi nemici tedeschi capitalisti dell'Ovest. Figuriamoci quando il suo (ex)collega Berlusconi aveva fatto alcune delle sue uscite, der arme Kerl, poveretto.
“Ach! diese Italiener ...”, sospirò con un misto sornione di condiscendenza e simpatia. Questi italiani ... così volgari, simpatici, inconcludenti e inaffidabili”. Si rassettò il risvolto del tailleur blu di Prussia, quello che preferiva quando era in vena di concentrarsi prima di un altro scontro, e si lasciò portare da un'immagine che si formava nella mente.
“Aber der Mario ist anders, der ist schlau und organisiert”. Da un lato non le piaceva quest'uomo sfuggente, blindato, pseudoinglese e simile a qualche brillante dirigente comunista brezneviano. Dall'altro era intrigata da questo marziano, così poco italiano perché furbo e organizzato al tempo istesso. Se era un osso duro, bisognava lavorarlo per vie indirette. E almeno quella sera lei era riuscita a piazzare un colpo insidioso.
“Frau Kanzlerin, der Präsident der Bundesbank auf der gesicherte Telefonleitung”.
Le passarono sulla linea cifrata Jens Weidmann, il suo economista preferito ed eminenza grigia da tanti anni, ora paracadutato alla Buba per presidiare con mano ferma quel cruciale posto di comando nella guerra mondiale che infuriava.
“Na bravo Kasi!” disse Weidmann con tono asciutto e scherzoso, usando il soprannome tratto dal cognome da nubile che solo gl'intimi potevano permettersi. Brava, la Kasner cicciottella che aveva imbastito uno scherzo da prete cogliendo due piccioni con una fava. Tempo due giorni e due opinioni pubbliche sarebbero rimaste invischiate nella loro stessa colla. Poi passò a farle un quadro di situazione sull'andamento dei fronti monetari.
Finito di firmare l'ennesimo inutile faldone per presa conoscenza, Anita tornò a mettere a fuoco il suo malessere. Le caricature con Monti balotellizzato, per quanto elogiative nell'intento, non le piacevano nemmeno un po' per i collegamenti del tutto impropri che stabilivano tra calcio ed eurovertice. Sentiva puzza di PSYOPS, ma era come l'odore di un topo morto; lo senti ma non sai da dove viene. Pensò a cosa poteva fare. Far chiamare l'ufficiale di collegamento a Berlino? Sì, ci sarebbe voluto almeno un giorno e per ottenere quasi sicuramente una risposta del piffero.
Decise di giocarsela all'uscocca, come del resto bisogna sempre fare se si vuol quagliare in un paese finto informale ed arciburocratico. Attese di uscire dall'ufficio, guidò ad una decina di chilometri di distanza, tirò fuori un telefono e una prepagata per la bisogna e compose un numero 0049.
“Ciao Udoo, ti disturbo?”
“Anita? Che sorpresa?! Sei a Berlino?” - erano anni che Udo, brillante gossipparo dell'Express, era incapricciato di Anita e lo era ancor di più dall'ultima volta quando, irresistibile play boy germanico, era stato mandato in bianco doce doce dalla sinuosa napoletana.
“No, mio bello, purtroppo no, e sai quanto mi dispiace non essere con te.”
“Quatsch! Non contarmi balle e vai al sodo. Ti conosco abbastanza per sapere che quando fai la gatta morta, vuoi senz'altro qualcosa da me”.
“Sei ingiusto perché hai il dente un po' avvelenato con me. Io però non ci colpo, mein lieber Udo, sono cose che capitano. E forse … per una porta chiusa, si apre un portone”
“Ja, ja, sai sempre lisciare per il verso del pelo; insomma mi devi qualcosa la prossima volta. Allora, sputa il rospo”.
“Senti, a me questa nostra vittoria di calcio con voi non mi convince …”
“Allora dimmi tu, come ci avete comprato questa volta” - interruppe velenosamente Udo.
“Dai, non dire fesserie, siamo così indebitati che non abbiamo certo la grana per comprarvi la partita. Rispondimi invece ad una domanda semplice: quanto s'interessa Merkel al calcio?”
“Praticamente zero, se non quanto le torna utile per i sondaggi”.
“Quindi se aveste vinto, la sua popolarità sarebbe stata rafforzata?”
“Diciamo che sarebbe meno antipatica ad un po' di nostri concittadini”.
“E perché quando l'hanno inquadrata a fine partita, è rimasta così calma? Non era solo autocontrollo, era proprio indifferenza”.
“Senti Anita, mi pare psicoprofiling da talk show. Chiedimi qualcosa di concreto”.
“Bravo mio pikkolen tetesken, allora eccoti una domanda semplice, da carabiniere. Prima della partita Merkel si è incontrata con l'allenatore tedesco, quel Joachim Löw? E se sì, perché?”
“Che domanda strana! Du bist wirklich komisch.” - sorrise divertito il giornalista.
“Non c'è niente di comico, amico Fritz. Fammi avere l'informazione, e magari che cosa si sono detti e poi ti faccio capire due cose della Germania viste dal Vesuvio”.
Udo cominciò a fare un giro discreto di telefonate, così, col pretesto delle condoglianze per l'indigeribile sconfitta dei connazionali. E fece la prima scoperta. “E pensare che ha invitato apposta Löw la cena prima della partita e si è raccomandata così tanto con lui”! - gli aveva detto con asciutto umorismo per la vittoria dei Welschen italioti una segretaria alla rasoio Braun. Certo che con quella sconfitta la cancelliera doveva essersi pentita d'avergli già conferito un'onorificenza per meriti sportivi. In ogni caso l'incontro c'era stato ed era stato debitamente protocollato come “cena informale”, ma su cosa si fossero detti i due non risultava nulla.
E ci voleva proprio una cena per augurargli in bocca al lupo e raccomandarsi per una vittoria da farci bella figura? Francamente con tutte le gatte da pelare, Frau Merkel ne aveva di ben più grosse da gestire. Udo si mise a scavare più fondo nella vita nota e meno nota dell'allenatore, scoprendo che era pure un filantropo con una piccola ONG la quale aiutava il microsviluppo nei villaggi africani. I conti non è che fossero brillantissimi, però in tempi di crisi era davvero difficile convincere le persone anche ricche a non avere il braccino corto.
Gira che ti rigira, Udo sentiva che non stava cavando un ragno dal buco. Provò con l'approccio semidry. Visto l'indirizzo della Afrika Kleinhilfakzion (Microazione Africa) decise di arrivare con la sua Audi sotto l'ufficio dell'ONG e di telefonare di lì alla segreteria. “Hallo? AKHA am Apparat. Chi parla?” - voce pulita, ma senza esperienza, di una giovane signorina, quasi sicuramente una stagista presa per i buchi di ferie.
“Hallo? Qui redazione centrale Express, le posso passare il signor Udo Seidlitz? Cerca il signor Löw per una chiacchierata informale”. Un breve silenzio seguito da uno “Jaa, eine Moment, bitte” tra l'entusiasta e l'esitante. Ed erano davvero poche le ventiqualcosenni che non conoscevano il mitico Udo e che fossero totalmente immuni al glamour del giovane giornalista dall'occhio verdetorbido, la barba pseudomalrasata e il ciuffo “Bel Ami 3.0”.
“Un attimo che la collego con l'addetta stampa” “Grazie”
“Pronto Jutta? Scusa, spero di non disturbarti...”
“Udo? Che vuoi? Sono in vacanza e quando compari tu è sempre qualche cattiva notizia che sta planando. Eppoi lascia stare in pace Joachim, capirai che non è di buon umore e che ha bisogno di riprendersi anche lui”.
“Jutta sto preparando un articolo su sport e filantropia e mi pareva carino un box sull'ONG di Joachim in Africa e sulle cose che realizza nonostante la crisi. Sarebbe un tocco di buona immagine”.
“Hmmm, non è una cattiva idea, anzi. Ma il tempo è totalmente sbagliato per noi. Adesso la gente va in vacanza, non scuce un soldo e se ne infischia dei dolori del mondo. Ripassa a settembre e allora possiamo anche fare qualcosa di più sostanzioso” - fu lì che Udo scoccò la sua prima freccia.
“Certo, hai ragione Jutta, ma pensavo che, con i conti traballanti che avete, non m'immaginavo poteste fare tanto i difficili. Però Joachim è sempre stato uno di sangue freddo. Come vuoi e buona vacanza” - concluse con tono ilare e casual.
Una vipera pestata sulla coda sarebbe stata bradipica al confronto “Non t'azzardare Udo a mettere in giro voci sulla fondazione. I conti sono trasparenti, in ordine ed in attivo. E lo saranno ancora di più tra qualche mese”
“Ehi, non t'arrabbiare, mica ho detto che siete sull'orlo del fallimento, solo che l'attivo è stiracchiato di questi tempi. E chi è il cavaliere bianco, stavolta? La Continental?”
“Udo, vaffanculo e lasciami riposare” - il brutto dei cellulari è che non puoi nemmeno più indovinare il grado d'arrabbiatura di una persona da come sbatte la cornetta.
“Stronzetta maleducata” - concluse filosoficamente Udo, che però aveva fiutato la traccia e non voleva davvero lasciarsela scappare.
Avanti con la seconda mossa. L'ascensore si apre su un'asettica anticamera di quel minimalismo aziendalteutone da far cadere le braccia, ma dietro il desk del ricevimento c'era appunto la stagista che non stava credendo ai suoi occhi. Lui, Sakko di lino bianco sporco, camicia di lino viola e pantalone largo da barca a vela su scarpe color coca. Enter the semidry cool. “Buongiorno, Frau ….” “Sabine Lokatis, piacere” “Piacere, Seidlitz”.
“Ho parlato con l'addetta stampa e mi chiedevo se Lei mi potesse fornire il kit stampa che avete sulla fondazione in Africa”.
“Ma certo, non c'è problema. Glielo porto immediatamente” - rispose la signorina Lokatis cercando di mantenete un'aria professionale, tradita dal sorriso raggiante e dagli occhi a fessura scintillante. I muscoli fluivano sotto un paio di jeans aderenti, senza pretese e leggermente sabbiati che finivano in due ballerine celesti pastello in contrasto con una camicetta bianca a vita alta con una bordura di semplice ricamo.
La lenza era gettata, ora si trattava soltanto di tirarla a riva senza strappi e senza intoppi. Il tono con cui Udo ricevette il materiale fu neutro, il movimento dello sfogliarlo attento e con una lentezza insolita per il tipico imbrattacarte copiaincolla, finché un casuale: “Signorina Lokatis, ci sono alcuni punti del vostro materiale che non riesco a spiegarmi. Può aiutarmi per favore?”
“Temo di non essere in grado e di non avere l'autorizzazione, dovrebbe parlarne con Frau ...”
“Con Jutta? Ma certo, solo che non sono sicuro che sarà contenta di essere disturbata in vacanza per un dettaglio che lei di certo saprebbe risolvermi. Mi scusi se rischio di farle saltare la pausa pranzo, ma devo chiudere oggi il box sulla fondazione e, se posso farmi perdonare, la invito ad un boccone qui vicino. Tanto se lei non sa rispondermi, non sa e basta” - capo leggermente inclinato, sorriso da cucciolo un po' bagnato, tono da collega simpatico e bisognoso solo di un aiutino dal pubblico.
Bine non se lo fece dire due volte e, da brava stagista, tra un panino ed un bioyogurth spiegò ogni dettaglio del materiale con sorridente competenza. “Grazie, mi è stata davvero utile. Visto che poi non era così complicato?”. Bine arrossì leggermente, tra lusinga muliebre e fierezza professionale. “Und der Haifisch der hat Zähne...” le venne improvviso il lampo della celebre aria di Mackie Messer, chissà perché, “e invece lui ce l'ha il coltello, non si vede però quello”. Troppo tardi, la lama di Udo aveva già iniziato la finta per arrivare alla botta finale: “Quanto dura ancora il suo stage?”
“Ancora 3 mesi” - rispose Sabine, svanendo l'inquietudine.
“Beh, spero che abbiano di che pagarla, perché lei davvero è una risorsa valida”.
“Oh, non mi preoccupo; ancora una settimana fa c'era un'aria che si tagliava con il coltello, ma da qualche giorno ho sentito dire che abbiamo praticamente vinto un bando governativo per l'Africa. Non mi hanno detto nulla, ma pareva assai consistente”.
“Allora tutto è bene quel che finisce bene. Comunque mi mandi un suo CV, non si sa mai”. Un sorriso, generosamente ricambiato, un biglietto da visita porto con leggerezza e via.
Dopo la stoccata era inutile perder tempo, anche perché Udo aveva una fretta indiavolata nel verificare qualche dettaglio di “colore”, ma questa volta con un giocatore che aveva vissuto quella partita. Non gli ci volle molto a trovare il capitano Philipp Lahm ed a convincerlo a farsi una chiacchierata off the record davanti ad una birretta, così alla buona.
“Joachim?” - la voce dell'addetta stampa era tra l'annoiato e lo scrupoloso. Il tanga arancio perlinato a strass le serrava le curve di un corpo sanamente sodo, ben disegnato, volgare ed abbronzato quel tanto che bastava ad alleprare l'ambiente. Se a questo si aggiungevano le leggende che circolavano sul suo unico e quasi inavvicinabile tatuaggio, il parossismo ormonalparolaio giungeva al culmine. Pochi avevano partecipato dell'estasi della sua Drosera Venusta e, come in un circolo d'eletti, non ne parlavano con nessuno.
“Jutta? Che c'è? Sai già che io non ci sono per nessun giornalista e che tu per di più sei in vacanza” - l'allenatore aveva proprio la luna per traverso, ma ormai bisognava andare sino in fondo e togliersi lo scrupolo.
“Ti ha mica telefonato Udo Seidlitz per caso?”
“No, ci mancava solo quello. Che cazzo voleva?”
“Mah, voleva fare un pezzo su sport e filantropia e parlare della nostra fondazione. Gli ho detto che se ne parla a settembre, quando la cosa ci torna utile per la raccolta fondi”.
“Na schau, vedi un po', Udo che si occupa di beneficenza, si vede che non ha proprio nulla da fare”.
“Bine mi ha anche detto che gli ha dato un press kit”.
“Cosa?! È passato dalla fondazione quando poteva scaricarselo tranquillamente dal sito? OK, è una grana. Grazie e me la sbrigo io”
“Ma forse è stato un caso, eppoi lo sai anche tu che con il press kit non può farci nulla”.
“Seidlitz sai chi era, Jutta bella mia? No, certo che non lo sai: lui è il pronipote di quel Seydlitz che comandava la cavalleria di Federico II di Prussia …”
“E a noi che ce ne strafrega?”
“Hai presente Kill Bill? Il suo avo gli ha passato il gene della lama che uccide. Te lo ricordi nel caso dei fondi neri di Kohl o ti sei rimbambita? Comunque grazie, mi muovo subito”.
Jutta era stata sempre una capra in storia, ma rigirandosi al caldo sole di Brighton fu subito contenta di poter riempire un bel 58 verticale che non era proprio riuscita a indovinare.
Löw compose velocemente un numero della Cancelleria: “Buongiorno Herr Meier, abbiamo un problema, Seidlitz comincia a girare facendo strane domande sulla questione Afrika Kleinhilfakzion” “Non si preoccupi, ci pensiamo noi oggi stesso”.
Lahm era un atletico bavarese dallo sguardo franco, sincero e diretto. Polo immacolata, calzoncini neri larghi al ginocchio, i corti capelli biondi scompigliati. “Mi stai chiedendo come mai abbiamo perso? Ma non hai visto quello che è successo in TV?”
“Dai Phil, certo che l'ho visto anch'io, ma c'è qualcosa che mi sfugge ed ho una scommessa in ballo”.
“Udo, quale imbroglio stai architettando? Non voglio finirci di mezzo”.
“Scheisse, faccio il gossipparo, ma non la merda. Poi la scommessa non è clandestina e non si tratta di soldi”.
“Hmm, e allora?”
“La conosci la Sara Carbonero?” “E chi non la conosce? quella che si è sposata il portiere della Spagna due anni fa. Gran bella morena” “Se ne parli in giro t'ammazzo”
Lahm scoppiò in una risata omerica “E tu hai una tresca con lei? Guarda che ti brucio la notizia del tuo Express con un tweet e mi prendo il premio gossip 2012. Almeno mi rifaccio di una partita assurda”,
Seidlitz non perse tempo a condire la frottola, era il momento d'infilarsi rapido nella falla. “Assurda? Ma se vi siete battuti senza risparmio e Joachim era sempre padrone di sé! Ho visto con che tenacia avete inseguito il risultato e con che intelligenza sono state chieste le sostituzioni. Lo sai che il pallone è tondo, è stata sfiga. Avete vinto quattro partite e, per una persa, non ce l'abbiamo fatta”.
“No, quel giorno Joachim non era lo stesso. Tutto era identico alle altre partite, mancava però qualcosa. C'era come un fluido negativo: lui sa sempre sfruttare i punti forti d'ognuno di noi e quel giorno sembrava che le imbroccasse tutte sbagliate”.
“Mah, sarà stato lo stress, una giornata storta...”
“Senti, io di queste cose non ne so un cazzo, ma sai a cosa mi somigliava? Ad uno scacchista che fa tutte le mosse giuste, ma gioca a perdere”.
“Tja, ma con questo la scommessa non la vinco e lei non me la da”. “Il solito porco” “Ah perché tu non te la faresti? Eppoi mi sta così sul cazzo con quell'aria fintamente competente e quei labbroni aderenti al gelato. 'fanculo, avrei voluto farmela a fondo. Sfiga anche questa. Ciao e stammi bene”.
Anita era nel mezzo della tradizionale riunione di dipartimento con il solito ordinato coretto di voci, ognuna con il suo pezzettino d'analisi da mostrare all'occhio severo del comandante. Non era uno di quei giorni indimenticabili e Nazario era nervoso il giusto per distribuire staffilate ad ogni mediocre risultato. Solo il collega del Medio Oriente, carburato il giusto dalla crisi siriana, se l'era cavata bene.
La tripla vibrazione l'avvertì che si trattava di Udo. “Comandante, mi scusi” fece con il volto di chi deve andare proprio in bagno. “Vada dottoressa, oggi non sono in vena di teorie”- tagliò corto un viso accigliato e butterato, montato su un blazer tanto classico quanto funereo. Per non parlar di una cravatta che avrebbe intristito anche un pensionato della Royal Navy.
“Udo, stammi a sentire. Parla presto, dimmi tutto, non fare domande, poi ti spiego”.
“Ma che hai?”
“Spicciati che sono in una situazione davvero imbarazzante”.
“Se vuoi ti chiamo dopo.”
“Noo cazzo, sbrigati, che il marito sta salendo le scale”.
“OK. La Merkel ha visto l'allenatore a cena prima della partita, bocche cucite sulla chiacchierata, ma lui ha una ONG in cattive acque che, miracolo, vincerà un appalto e questo mentre il capitano della squadra ha la netta sensazione che quel giorno il CT tirasse a perdere”.
“Te lo devo davvero. Ti chiamo io, ciao”.
Udo era rimasto sorpreso, ma non fulminato. Pensava già a come riscuotere il succulento premio: Anita era lesbo o bisex? Stava appunto immaginando come costruire un simpatico party sulle varianti possibili, accarezzando compiaciuto il mento, quando i suoi casti pensieri furono interrotti da uno squillo.
“Pronto, qui Seidlitz, con chi parlo?” “Buongiorno, Doktor Meier, Bundeskanzlei, avrebbe un minuto per me? Si tratta della Afrika Kleinhilfakzion e avrei da parlarle in modo riservato”. La voce era neutra, ancora con un leggero accento che tradiva una lunga permanenza tra Bonn e Pullach, la vecchia sede di servizio.
Udo fiutò odor di rogne, ma era un invito che, come dicono nei serial di mafia, “non si poteva rrrifiutare” e si rassegnò ad andare in un ufficio discretamente annesso alla Cancelleria Federale.
Passati i controlli d'uso, fu scortato in un anonimo ufficio al terzo piano. “Ma com'è che hanno degli arredatori così da cani? Insignificanti schifezze in serie” - pensò Udo, ormai rassegnato a dover parlare con uno di questi burocrati dell'ombra, tipo sbirri, spie, segretari politici e simile varia umanità.
“La prego, si accomodi, Herr Seidlitz, non desidero davvero farle perdere tempo prezioso. Mi risulta che lei stia preparando un servizio sulla Afrika Kleinhilfakzion. Qualcosa non va?” L'uomo che siedeva dietro una scrivania immacolata, era in maniche di camicia, sobri gemelli di lapislazzuli, capelli grigi corti ed il volto segnato da rughe che gli conferivano un aspetto serio, vissuto, privo di troppe illusioni, ma tradito ancora da un bagliore d'avventura negli occhi gialli, quasi da gatto.
“Doktor Meier, mi risulta che lei sia il direttore della Sezione Affari Generali e non uno dell'Ufficio Stampa, non riesco a vedere il nesso”.
“Seidlitz, lei fa il suo mestiere ed il mio. Le sarei grato se quel servizio non uscisse, punto”.
“Meier, si vede che non mi conosce e non sa proprio trattare la categoria. Non mi ha nemmeno chiesto su cosa voglio scrivere e si mette a dare ordini come uno della Stasi. Sveglia, la Guerra Fredda è finita ed io la saluto caramente con un bel Tweet”.
“Provi solo a sfiorare la tastiera del suo Handy ed io le assicuro che su Internet usciranno delle foto assai interessanti sulle sue frequentazioni minorili. Se invece saremo ragionevoli, ho un onorario per il suo disturbo. Chiaro?” - sembrava che la pupilla fosse quasi diventata verticale, come quella di un alligatore.
“Ma bene, tiriamo fuori una storia vecchia che non sta in piedi un solo secondo nelle mani del mio avvocato per “controllare” la libertà di stampa. Credo che lei si sia giocato la carriera. Arrivederci Herr Arschloch”.
“Non è chiamandomi buco di culo che lei se la cava così. Tecnicamente per sole 24 ore la signorina Katja era una minorenne e il fatto che avesse una patente falsa, cosa che io so e lei non sapeva nemmeno, sarebbe un'attenuante per il suo avvocato, ma non la salverà dalle grinfie delle nostre simpatiche femministe, dalle associazioni antipedofilia delle chiese evangeliche e cattoliche e soprattutto dai suoi adorabili colleghi che la faranno a pezzi, rosolandola a fuoco lento con una serie di dichiarazioni della dolce Katja, che si è fatta profumatamente pagare allora e che si rivenderà in multiproprietà al miglior offerente.
Vuole che continui lo scenario? Non sia scemo, a lei tira il pelo, lo zelo e l'Euro. Non ho voglia d'insistere, né d'umiliarla, né di metterla sotto pressione. Mi aiuti per favore a chiudere un dettaglio importante ed io la lascio in pace. Faccia lo stupido (perché qui l'eroismo del quarto potere non c'entra una mazza e con me non attacca) e le passo a setaccio la vita dagli ultimi cinque secondi sino al suo concepimento a cominciare da tutte le telefonate che ha fatto in questi ultimi due giorni”. Il misto di amichevole socievolezza americana e di soave accento renano fece passare un brivido lungo la schiena di Udo.
Serrò gli occhi, evitando di sbiancare come un morto, impegnato a calcolare pro, contro e vie di fuga. Come poteva spiegare per esempio una telefonata al cellulare di una burrosa funzionaria italiana della Presidenza del Consiglio? Lo avevano già intercettato?
“Meier, la ringrazio sinceramente per i consigli che lei ha voluto offrirmi. Ovviamente capisco che si tratti di affare della massima importanza e rifiuto sin d'ora qualunque tipo d'onorario che lei ha voluto cortesemente propormi. Anch'io so essere ragionevole ”. Piglio elegante, voce sciolta, tono politically correct
“Der Nuttensohn, meglio di quanto risultasse dal dossier su questo figlio di puttana. Da annotare” - pensò il funzionario con un moto interiore di stizza.
“Mi permetto d'insistere, Herr Seidlitz, apprezzando la sua correttezza, ma non posso lasciarla andar via a mani vuote” - rispose con voce tranquilla.
“Lei è un uomo di mondo, Herr Doktor, saprà sicuramente come sdebitarsi nel modo adeguato quando sarà. Arrivederci e cordiali saluti” - rispose Udo girando i tacchi. Non era davvero il caso di restare un minuto di più a compromettersi con un tipo come quello e, per questa giornata, poteva davvero dire di averla scampata bella. Maledette le donne e la passione che aveva per loro!
“Va bene Dottoressa, abbiamo informazioni di seconda mano da fonte che lei ritiene attendibile, ma che noi non controlliamo, che la Merkel ha cenato con l'allenatore la sera prima della partita raccomandandosi tanto con lui, non si sa per cosa. Sappiamo, da medesima fonte, fatto confermato da fonti aperte e grigie, che l'allenatore ha questa ONG che sino a ieri versava in cattive acque, ma che adesso riceverà un appalto governativo, anche questa notizia senza uno straccio di documentazione, né una fonte differente di conferma. Infine sempre da questo giornalista da strapazzo abbiamo l'impressione del capitano della squadra tedesca che quel giorno il CT manovrasse in modo da perdere la partita. Ci siamo?”
“Sissignore” - rispose prudente Anita, sapendo benissimo dove volesse andare a parare il comandante. Oggi era di tailleurino grigio cenere, camicia bianca a colletto arrotondato, chignon serrato, scarpa nera con classico fiocco quadrato e filo di perle d'ordinanza. Unico vezzo, due gemelli a elastico con nodo di stoffa nera, un tocco maschile che spezzava le troppo prevedibili e mortaccine divise civili del “Forte”.
“Ne devo dedurre, così, pour parler, che l'allenatore tedesco sia stato indotto a perdere la partita con una moral suasion addirittura della Merkel e che in cambio la sua ONG avrà una bella iniezione di liquidità. E allora?” - la voce del Comandante Nazario era calma, rivelatrice del ticchettio implacabile del suo cervello, simile al suo orologio preferito, una serie limitata Comsubin, forse l'unico accessorio che tradiva la sua provenienza da una forza armata che da 150 anni si riteneva, vittrice o sconfitta, la vera spina dorsale dell'apparato militare e d'intelligence nazionale.
“Sappiamo da servizio collegato che quella ONG fa parte in realtà di una serie di scatole cinesi per i fondi neri della Cancelliera Merkel, da spendere all'estero su ditte di fiducia che poi restituiscono il favore con sponsorizzazioni mirate e finanziamenti elettorali regolari, ma con investimenti molto massicci in campagna elettorale” - rispose calma Anita. Discendente da un'antica famiglia liberale napoletana, normalista laureata in filosofia, riteneva di provenire da un'èlite ancor più selezionata e rigorosa rispetto a qualunque amministrazione dello stato. Certo, nel Bel Paese, abituato a spendere e spandere come il Paese dei Balocchi, lei e gli altri suoi colleghi erano solo sofisticati mentevalanti buoni ad essere seminati in giro come dei figli illegittimi, ma a lei era toccato in sorte metter radici lì e non si sarebbe fatta schiodare facilmente né da un marinaio né da qualche poliziotto d'alto bordo ben ammanicato e che ci capiva più di manganelli che d'intelligence.
“Un dettaglio che m'illumina, ma non mi riscalda, cara Dottoressa, perché non risponde a due domande: perché quel tal Udo non si è precipitato a scatenare una bagarre sulla storia? E soprattutto, che interesse aveva la Merkel a perdere la partita?”
“Sulla prima domanda, Comandante, abbiamo una risposta di prima mano dalla fonte stessa: un funzionario della Cancelleria ha invitato con le buone il giornalista a non fare parola già solo della ONG stessa. A telefono non è stato molto chiaro, ma è evidente che lo hanno 'suaso' con argomenti convincenti”.
“Alla seconda domanda mi permetto di risponderLe con un teorema. La Germania non aveva nessun interesse a vincere, facendosi odiare ancor di più dal resto degli Europei, che già tiene sotto tiro con i suoi Nein ed i suoi Diktat. La Merkel ha gli occhi fissi solo sulla stabilità del'Euro e dei suoi crediti sia che la baracca europea tenga, sia che vada a remengo con differenti velocità. Di tutto il resto, e lo si è visto con la guerra di Libia, non se ne impipa assolutamente nulla.
Meglio invece far vincere una nazione PIIGS, così gl'italiani si tirano su il morale e si lasciano distrarre ancora per un paio di settimane (mentre banche, borse e finanzieri li spennano alla velocità della luce), e, meglio ancora, far battere tra di loro due PIIGS così il tifo continua a dividere anche i politici, che invece dovrebbero unirsi e concertarsi per proteggere i loro interessi. Monti e Rajoy dovrebbero saperlo, ma le opposte tifoserie freneranno anche in parlamento”.
“E lei crede che io con questo ci faccio un appunto al Signor Presidente del Consiglio? E anche se fosse, che importanza ha? Tra 24 ore possiamo vincere e noi facciamo la figura delle Cassandre oppure perdiamo e facciamo i portasfiga che mettono sale sulle ferite. Non se ne parla nemmeno” - tagliò corto il Comandante Nazario. “Non se la prenda, Dottoressa, lei può avere ragione su tutta la linea e le posso aggiungere che, a malincuore, come sempre, il suo teorema è convincente, ma nelle alte sfere tutto questo conta molto poco e noi dobbiamo andarci con i piedi di piombo a rischiare la nostra credibilità. - il sorriso era cordale, ma gli occhi irremovibili.
Frau Merkel lesse con attenzione l'appunto che le era stato inviato dal Segretario Generale della Cancelleria a proposito dell'inchiesta giornalistica dell'Express sull'ONG del suo amico allenatore di calcio della nazionale tedesca e sulla possibile collaborazione del giornalista con le autorità. “Verificare se non vi sono collegamenti esteri” - annotò a penna verde. Herr Meier passò l'ordine per la catena gerarchica ed una simpatica funzionaria, soprannominata dai suoi “Pippi”, forse per la combinazione tra efelidi e capelli, cominciò a passare al setaccio i cellulari di Seidlitz.
Anita uscì dall'ufficio con un malumore che l'avrebbe portata dritta dritta in una bella gelateria siciliana a consolarsi della tipica giornata di merda, quando passando con il suo motorino vide al volo il Senatore Macaluso, troneggiante ad un tavolino di S. Lorenzo in Lucina. La tentazione era troppo forte per non giocare un pezzo di quella commedia dell'arte che non si era mai smessa di rappresentare in quel teatro barocco e scintillante che era la cosiddetta Città Eterna.
Scese dal motorino, ripose il suo caschetto Vuitton nel bauletto, si sciolse il capello setoso e con passo aggraziato si mosse verso il tavolino. Il folto sopracciglio sinistro del Senatore s'inarcò di leggera sorpresa, presto ricomposta nella sua abituale spagnoleggiante maschera di sospettosa diffidenza. “Buonasera, Senatore, è il cielo che la manda” - cinguettò lei, schiudendo un sorriso candido e complice. “In cosa mai può esserLe utile un vecchio pensionato, cara Dottoressa? La prego comunque, s'accomodi” - rispose con sussiego lo stagionato politico.
“In realtà, ho una chicca per Lei e vorrei però anche il suo parere” - rispose Anita con candida modestia. Tra un prosecchino ed un succo di pomodoro, la dottoressa espose per sommi capi e con le giuste coloriture 'u fattu. “Ma dottoressa, lo sa che i tedeschi hanno sempre perso con noi le partite importanti da più di 40 anni?” ridacchiò il senatore, agitando i suoi mefistofelici sopraccigli. “E Lei lo sa, Signor Senatore, che i tedeschi hanno vinto come treni le partite precedenti di questo campionato e che la Merkel è una donna che non lascia nulla al caso? Le vittorie passate non contano nella legge dei grandi numeri, i giocatori tedeschi sono troppo giovani per ricordarsi le nostre vecchie glorie e invece sono carichi del loro supereuro.” “Minchia, per essere una donna, l'ha pensata proprio bene: magari abbiamo una nuova Alba Parietti” “Senatore, non mi faccia arrossire e pensi invece a far arrivare questa cosa a chi di dovere”.
“Eggià e perché non mi mette giù due righe di promemoria? Mica ci voglio fare la figura del fesso” - chiese ancora scettico il senatore.
“Senatore, mi offende a voler pensare che io pretenda d'insegnarle il mestiere. Sa lei come servire l'assist: ci sono dei fatti, ci sono delle convenienze e c'è un avvertimento a non farsi infinocchiare dalle apparenze calcistiche. Noo?? Ma tutto è sulla parola e sul fiuto, dove un pezzo di carta intestata con cambia nulla”. Uno scambio di saluti cordiali e reciproci, a cari e famiglie inclusi, concluse il prologo della sceneggiata.
A chi avrebbe passato Jabba the Hut il bocconcino? Al suo amico George oppure direttamente a Supermario? Anita non lo seppe mai, ma poche ore dopo, vedendo la faccia discretamente abbacchiata del Presidente del Consiglio in tribuna prima dell'inizio della partita, ebbe la netta sensazione che la notizia era arrivata a destinazione ed avesse colpito nel segno. Poteva servire a qualcosa? Forse, ma non era compito suo e francamente, dal suo noioso posto fisso, poteva permettersi un certo distacco filosofico su queste faccende.
Il “Funiculì, funiculà” del cellulare di servizio, la trovò pronta a rispondere a Nazario. “Senti Anita, ma che hai combinato con i tedeschi che sembrano alquanto incazzati?” “Ti ho raccontato tutto e quindi lo sai perfettamente”. “Beh hai creato un bel casino. Il loro ufficiale di collegamento è venuto dritto a lagnarsi dal nostro direttore, cianciando di operazioni occulte ai danni dei loro vertici politici, di tentativi di destabilizzazione a mezzo stampa; un comportamento assolutamente inaccettabile da parte di un alleato NATO ecc. ecc. ecc.”. “E il direttore?” “Ha detto che è assolutamente impossibile che questo sia potuto accadere, che noi non abbiamo nemmeno la volontà politica e le risorse per immaginare una cosa del genere. Che sicuramente è un equivoco (anche perché le prove del tedesco erano un po' esiline), anzi che potrebbe trattarsi di un'operazione sotto falsa bandiera. Insomma noi non c'entriamo nulla” “E il DIS?” “Quello poi era una belva. Ha detto che i tedeschi sono off-limits e che non vanno disturbati nemmeno se si preparano ad invaderci, ma insomma alla fine è una bolla di sapone”.
Le salì in gola un nodo di rabbia amara: quando sarebbe sparita dal suo paese quella genia di venduti seriali pronti a usare la bandiera come uno straccio da cucina per le loro piccole ambizioni? Questi contorsionisti della posizione a 90 gradi davanti al primo caporalucolo straniero? C'era stata un'Italia con la schiena dritta, ma sembrava appartenere all'altro secolo, sostituita da uno sciame di cavallette puttane. Le mandibole erano ancora serrate quando sentì la tripla vibrazione: il segnale convenuto.
“Pronto Udoo? Ma quanto m'hai fatto stare in pensiero.... che t'è successo che sei sparito? Nulla di serio spero. Anche perché te ed io abbiamo un impegno caruccio in sospeso ed io sono sempre di parola per una cena” - concluse Anita con voce flautata.
“Anita, lascia proprio perdere. Non sai quanto mi hanno rotto le palle per quel tuo numero di cellulare e quanto ho dovuto sudare per convincerli che eri solo una vecchia fiamma, una trombamica insomma” - Anita stava per soffocare dalle risate e dalle lagrime di gratitudine per i colleghi tedeschi che l'avevano cavata d'impiccio per un bel po' di tempo dalle attenzioni del fascinoso teutone.
“Certo, certo. Che stronzi impiccioni. Mi dispiace proprio – si ricompose con un tono serio – Ci vorrà una lunga decantazione e quindi prudenza mio caro. Un bacio e ti penso tanto”. Dall'altro capo rispose un grugnito secco e deluso, ma, si sa, il mondo va anche così.